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Esercizi con il rullo per la lombalgia: guida passo passo

Risposta diretta: una routine efficace segue un ordine preciso: prima una rullata miofasciale longitudinale che va dal generale allo specifico (dalle zone ampie fino al punto più teso), poi una rullata trasversale per raggiungere le fibre muscolari nella loro direzione trasversale, e infine — come ultimo passaggio, dopo entrambe le fasi di rilascio miofasciale — il lavoro di anti e retroversione del bacino per migliorare l’estensione della colonna. In particolare in quest’ultimo passaggio vale il principio guida della metodica McKenzie: la direzione e l’intensità giuste sono quelle in cui il sintomo tende a centralizzare o sparire — mai quelle in cui peggiora o si allarga.


Guido Spinelli — Fisioterapista e Osteopata, fondatore di Spinext Pratica clinica a Milano (Viale Monte Nero) e Settala (Piazza V. Veneto)


Perché il movimento conta più della posizione statica

Un errore frequente è usare il rullo in modo puramente passivo: sdraiarsi e restare fermi, aspettando che sia il peso del corpo a “fare il lavoro”. Nella pratica clinica il beneficio maggiore arriva invece dal movimento controllato sopra il rullo — è la combinazione tra appoggio meccanico e mobilizzazione attiva che aiuta la colonna a recuperare escursione articolare, non la sola pressione statica.

Il principio guida: la direzione preferenziale

Prima di descrivere i singoli passaggi, un concetto che vale per tutta la routine: come nella metodica McKenzie, non esiste un movimento “giusto in assoluto” uguale per tutti — esiste una direzione preferenziale individuale. Presta attenzione a come si comporta il sintomo durante l’esecuzione:

  • Se il dolore centralizza (si concentra verso il centro della colonna, invece che restare diffuso o irradiato) o diminuisce, sei nella direzione giusta: puoi continuare o approfondire leggermente
  • Se il dolore si allarga, si irradia di più o peggiora, è il segnale opposto: quella direzione o quell’intensità non va bene in questo momento, va ridotta o cambiata

Questo principio guida ogni fase della routine, in particolare il passaggio 4.

La routine, passo per passo

1. Appoggio passivo di adattamento (30 secondi) Sdraiati con il rullo posizionato lungo la colonna, ginocchia piegate, piedi appoggiati a terra. Resta fermo, respira lentamente, lascia che la muscolatura si abitui alla presenza del rullo prima di iniziare a muoverti. Puoi decidere quanto peso caricare sulla schiena e quanto invece scaricare su braccia e piedi: se il carico sul rullo risulta troppo intenso, alleggerisci semplicemente tenendone di più con braccia e piedi.

2. Rullata dal generale allo specifico — rilascio miofasciale longitudinale (1-2 minuti) Inizia con rullate ampie e lente su tutta la zona lombare, senza cercare subito un punto preciso. Man mano che i tessuti si adattano, restringi progressivamente l’area fino a concentrarti sulla zona percepita come più tesa o dolente. Questo passaggio dal generale allo specifico permette ai tessuti di accettare gradualmente uno stimolo più mirato, invece di sottoporli fin da subito a pressione concentrata su un punto sensibile.

3. Rullata trasversale (30-45 secondi) Posiziona il rullo in senso trasversale rispetto alla colonna — perpendicolare, non più lungo il suo asse — per raggiungere le fibre muscolari nella loro direzione trasversale, diversa da quella lavorata nella rullata longitudinale del passaggio 2.

4. Miglioramento dell’estensione — anti e retroversione del bacino (8-10 ripetizioni lente) Con i piedi a terra, inclina lentamente il bacino avanti e indietro — tecnicamente anti e retroversione del bacino — appiattendo e poi inarcando leggermente la zona lombare. È l’ultimo passaggio della routine, dopo che i tessuti sono già stati preparati da entrambe le fasi di rilascio miofasciale (longitudinale e trasversale), e serve soprattutto a migliorare l’estensione della colonna. Qui in particolare applica il principio della direzione preferenziale: se il sintomo centralizza o diminuisce continuando il movimento, sei sulla direzione giusta; se invece peggiora o si irradia, riduci ampiezza o fermati.

5. Ritorno alla posizione neutra e transizione in piedi (30 secondi) Piega le ginocchia verso il petto per neutralizzare la colonna, poi ruota su un fianco prima di alzarti — mai da sdraiato dritto verso seduto, per non caricare la zona lombare appena mobilizzata.

Come capire se la routine sta funzionando

Vale lo stesso principio della direzione preferenziale spiegato sopra, soprattutto nell’ultimo passaggio: se percepisci centralizzazione o riduzione del sintomo durante e dopo la routine, stai procedendo bene. Se invece il fastidio si allarga, si irradia maggiormente o peggiora nelle ore successive, è il segnale per ridurre intensità o durata, non per insistere.

Quando fermarsi

Se durante uno di questi esercizi compare dolore acuto, formicolio o debolezza che si irradia lungo la gamba, interrompi subito — vale lo stesso principio spiegato nel nostro articolo su [quando evitare il rullo per la schiena].


Domande frequenti

Quante volte a settimana va fatta questa routine? Può essere eseguita quotidianamente, in linea con le indicazioni generali sulla durata d’uso del rullo (5-10 minuti al giorno).

Va bene anche per chi non ha mai fatto automobilizzazione prima? Sì, ma nella prima settimana conviene ridurre l’ampiezza dei movimenti e il numero di ripetizioni, aumentando gradualmente man mano che il corpo si abitua.

Posso fare questi esercizi se ho dolore lombare in questo momento? Se il dolore è lieve e cronico/ricorrente, generalmente sì, con movimenti ancora più piccoli e controllati, seguendo sempre il principio della direzione preferenziale nell’ultimo passaggio. Se è un episodio acuto recente o accompagnato da sintomi neurologici, meglio una valutazione prima di iniziare.

Serve riscaldarsi prima? Non è necessario un riscaldamento specifico: il primo passaggio della routine (appoggio passivo di adattamento) svolge già questa funzione.


Questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione clinica personalizzata. In caso di dolore persistente, ingravescente o accompagnato da sintomi neurologici, rivolgiti a un fisioterapista o medico.

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